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Benvenuto!

Questo avvincente percorso parte e termina a Porta San Matteo attraversando alcuni luoghi singolari e curiosità di S. Gimignano.
Seguendo le indicazioni e rispondendo alle domande, ricordati di immortalare i 3 punti che preferisci. Puoi farti un video o una foto da condividere sulla pagina Instagram @wheninsangimignano con l’hashtag #sangimignanocondante.  Ci sarà un premio per te!

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Molti anni fa ho visitato San Gimignano e ne sono rimasto affascinato. Era il 7 maggio del 1300 e mi recai nel Palazzo Comunale. Oggi ti accompagnerò fra le vie di questa città per farti rivivere le emozioni di quel tempo e farti scoprire attraverso i miei occhi il fascino eterno dei luoghi a me cari.

 

Non sarai un visitatore qualunque. Ti troverai rapito dal profumo delle Viole di S. Fina, dalla fragranza della “Signora Vernaccia” che nasce in queste terre, e dai segreti nascosti nelle antiche mura. Sarà un viaggio nel tempo sospeso e sarà anche per te indimenticabile.

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Da Porta San Matteo cerca P.zza S. Agostino percorrendo Via Cellolese. Prima di visitare la chiesa con gli affreschi di Benozzo Gozzoli ed il Chiostro, aiutami a ritrovare la porticina nel muro che non puoi oltrepassare.

Piazza S. Agostino / Porticina nel muro

P.zza S. Agostino affascina per la sua bellezza arricchita dal fatto di essere meno battuta dagli itinerari turistici. Al centro trovi uno dei pozzi della città, pavimento a mattoncini e la presenza dell’imponente Chiesa di S. Agostino. Costruita alla fine del ‘200 in stile romanico, semplice ed austera ma con lunghe vetrate gotiche, conserva silenziosamente al suo interno importanti e significative opere d’arte. L’altare è sormontato dalla Pala del 1483 di Piero del Pollaiolo. Gli affreschi di Benozzo Gozzoli e le opere di Lippo Memmi. Il pavimento della Cappella di S. Bartolo da S. Gimignano presenta maioliche di Andrea della Robbia e l’altare di marmo è di Benedetto da Maiano, che ritroviamo anche nell’altare della Cappella di S. Fina nella Collegiata di San Gimignano. I chiostri sono del 1400 ed oggi la chiesa ospita ancora una comunità di frati agostiniani.

https://www.italyguides.it/it/toscana/san-gimignano/chiesa-di-sant-agostino

La porticina ancora evidente nel muro del palazzo accanto alla chiesa si chiama “buchetta per il vino” e veniva usata in passato dalle famiglie benestanti per vendere il vino da loro prodotto senza l’intermediazione dell’oste. Un altro utilizzo, solo per i palazzi nobiliari, era la beneficenza, per donare cibo o vino per i bisognosi.

https://buchettedelvino.org/

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Un’altra chiesa da non perdere è quella di S. Jacopo. Lasciati alle spalle la Piazza che hai appena ammirato, segui la “passeggiata delle mura” che trovi fuori del labirinto. Ora che sei di fronte alla chiesa, quanti “bacini” turchesi puoi contare sulla sua facciata?

Chiesa dello spedale di S. Jacopo al Tempio

Secondo un’antica tradizione la piccola Chiesa di S. Jacopo, ex magione templare di San Gimignano, fu costruita come chiesa di un ospedale templare nel 1096 per volere della famiglia dei Baccinelli tornati dalle crociate. Sempre secondo la tradizione furono usati materiali e laterizi provenienti dal bottino conquistato in Terra Santa, anche se non ci sono reali collegamenti con la famiglia Baccinelli ed i templari, in quanto l’insediamento di quest’ordine in Toscana risale al sec. XII.
La facciata presenta una curiosa decorazione con bacini ceramici smaltati in verde-bluastro di provenienza dal mondo islamico, magrebino e siriano, coi quali lo spedale aveva avuto contatti. Degni di nota la croce templare scolpita in rilievo e la lunetta sopra la porta d’ingresso.

https://www.sangimignano.com/it/cosa-vedere/chiese-e-arte-sacra/

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Senza oltrepassare l’Arco di porta S. Jacopo prosegui sulla strada sterrata accanto alle mura fino alla Porta delle Fonti Medievali. È passato molto tempo dalla mia visita, mi racconti se c’è ancora l’acqua dove le donne facevano il bucato?

Fonti Pubbliche Medievali

Si raggiungono passando da via delle Fonti attraversando la Porta delle Fonti da cui prendono il nome. La porta, inalterata dal medioevo, è uno dei passaggi ricavati nella cinta muraria di San Gimignano. Era decorata da una statua che poi fu alloggiata sull’arco di San Giovanni, vicino al Duomo.

Le Fonti, risalenti al XII secolo, furono ampliate fino al XIV secolo per poi essere restaurate nel 1852. L’intera costruzione è composta da dieci arcate all’interno delle quali possiamo ancora osservare le vasche per l’acqua appartenenti all’impianto originario. Le quattro arcate centrali fanno parte della struttura più antica (XII sec.), mentre le arcate più grandi sulla destra sono romaniche, (XIII sec.). Le restanti quattro sono del 1300, in stile gotico ed hanno gli archi a sesto acuto.

Si dice che il motivo per cui furono costruite è da ricercare nella necessità di avere un “deposito” d’acqua da poter distribuire nei pozzi del paese, a causa della scarsità d’acqua che caratterizzava il borgo.

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Fatti condurre dalle Vergini, le trovi nella loro strada, in Via delle Romite, e prosegui a sinistra. Riesci a dirmi dove e quante sono le macine medioevali?

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Oltrepassa il piccolo arco in salita e ti ritroverai in Via S. Stefano, dove un tempo si trovava la prima cinta muraria di San Gimignano. Lo sapevi? Bene…ci stai camminando sopra!

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 Già che ci sei alza lo sguardo…nella chiesa di S. Lorenzo in Ponte ci sono gli affreschi di Cenni di Francesco di ser Cenni, la vita ultraterrena con i dettagli del mio Inferno, Purgatorio e Paradiso.
Ora prendi la discesa e trova il passaggio che non c’è e vai avanti. Ti chiedo: chi è la Santa Patrona di San Gimignano? Le sue viole gialle fioriscono il 12 marzo. Prosegui per la sua strada e trova il punto panoramico più bello della città.

Chiesa di San Lorenzo in Ponte

La chiesa di S. Lorenzo in Ponte, così chiamata perché vicina ad un ponte levatoio che collegava l’antico castello del vescovo di Volterra a Piazza della Cisterna, è la chiesa più antica di San Gimignano. Fu infatti costruita nel XIII secolo in stile romanico sui resti di una chiesa più antica.

All’interno si trovano l’affresco della Madonna col Bambino in gloria, un rifacimento del quattrocento, mentre il volto è stato dipinto da Simone Martini, esponente massimo del gotico senese. In particolare, qui troviamo l’opera di Cenni di Francesco di ser Cenni con il dipinto a fresco rappresentante il ciclo della vita ultraterrena legata al santo titolare Lorenzo, in grado di salvare le anime del Purgatorio. Suggestivi i dettagli raffiguranti il mondo ultraterreno attraverso l’Inferno, il Paradiso ed il Purgatorio di Dante Alighieri.

https://www.museisenesi.org/museo/chiesa-di-san-lorenzo-in-ponte/

http://www.sangimignanomusei.it/san_lorenzo.htm

Santa Fina

Fina Ciardi nata nel 1238, il cui vero nome probabilmente era Serafina o Iosefina, era figlia di una famiglia nobile, forse proprietari anche loro di una torre sopra il palazzo gentilizio vicino alla torre del Palazzo Comunale. Nella prima metà del Duecento, la famiglia si impoverì e Fina condusse una vita modesta, devota alla Madonna, sottoposta e obbediente nella severità della casa paterna.
Dai dipinti di Benozzo Gozzoli e Domenico del Ghirlandaio si intuisce che fosse una giovinetta, elegante e snella con i capelli biondi che incorniciavano l’ovale perfetto del viso.

La leggenda narra che un giorno, mentre attingeva l’acqua da una fonte o dal pozzo di Piazza della Cisterna, un ammiratore per mostrarle i propri sentimenti le regalò una melarancia, un frutto raro e costoso. La madre, a cui Fina raccontò l’episodio, la redarguì chiedendole di non accettare mai più doni dai corteggiatori. La giovane addolorata per la leggerezza commessa, pianse e si volle punire chiedendo in preghiera una punizione. Nel mese di maggio venne colpita da una strana malattia, un’infermità che colpì il suo corpo con ulcerazioni dolorose. Per accentuare la punizione decise di giacere immobile su una tavola di quercia, nel segreto della sua stanza. Rimase così per cinque anni fino all’età di quindici anni. La nutrice Beldie l’assisté dopo la morte dei genitori, mentre il suo corpo si stava fondendo con la tavola di legno. Da quella posizione lei assisteva e proteggeva tutto il paese pregando devotamente San Gregorio Magno.
Le fu predetto dal Pontefice che sarebbe morta il 12 marzo, il giorno della sua festa. Durante la celebrazione delle esequie avvennero due miracoli e nelle vie della città si iniziò a sentire un profumo di violette. Sulle torri di San
Gimignano erano fiorite all’improvviso delle viole gialle, le viole di Santa Fina, che tutti gli anni a marzo continuano a fiorire.

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Ora cerchiamo Porta San Giovanni. In passato non era come la vedi oggi. Per il seicentenario del mio passaggio è stata modificata. Chiudi gli occhi e prova a immaginarla.

Dante e il volto medioevale di San Gimignano.

Il legame di Dante Alighieri con San Gimignano risale all’ambasceria che il poeta realizzò nell’anno 1300, il 7 maggio, quando fece il suo ingresso nella città come ambasciatore della lega Guelfa. Legame e ricordo che sembra consolidarsi nel Novecento, quando in occasione della commemorazione dei seicento anni dalla morte del divino poeta, vengono proposti una serie di restauri volti alla rievocazione dell’«ambiente dantesco» che ben si inserivano in un paese riconosciuto per essere un museo dell’architettura e arte medievale.
Nel ricordo del «divino poeta», e dell’ambasceria che egli fece a San Gimignano, si costituì già dal 1920 un comitato di cittadini che si prefiggeva di onorare la memoria di Dante Alighieri «con opportune opere di restauro ai monumentali fabbricati». Così si concretizzava quel recondito e malcelato desiderio di «liberare» la bella porta duecentesca di San Giovanni sacrificando la chiesa barocca della Madonna dei Lumi, che a questa era stata addossata all’inizio del Seicento.
Descrivere oggi la chiesa della Madonna dei Lumi è possibile solo ricorrendo a testimonianze iconografiche o documentarie antecedenti al 1921. La chiesa, in stile barocco, edificata nel 1601 su disegno di Francesco Panzini, era costituita da tre navate di cui quella centrale realizzata su una volta a botte che travalicava la via San Giovanni. L’ingresso, aperto nella nave centrale, si raggiungeva da un ballatoio servito da due rampe di scale che si staccavano dalla via San Giovanni. La parte terminale della chiesa si appoggiava completamente al fronte interno di porta San Giovanni, riducendone la luce dell’arco d’ingresso. L’interno era decorato con pitture e stucchi, il cui effetto cromatico è oggi apprezzabile tramite i disegni eseguiti dal pittore Pietro Scaglioni in occasione del restauro a quest’ultimi che gli fu affidato nel 1794.
L’insofferenza verso questo edificio si era manifestata fin dall’Ottocento, ma grazie all’intervento dell’architetto Luigi Del Moro, allora direttore tecnico dell’Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti, e del pittore Niccolò Cannicci, la chiesa fu salva in nome del rispetto della storia dell’arte e dell’impossibilità di riportare la porta nel suo stato primitivo, ormai stravolto dalla costruzione del piccolo oratorio, se non affidandosi esclusivamente all’arbitrio dei restauratori.
Se questi validi motivi sembravano ridare alla chiesa secentesca la dignità di far parte del patrimonio architettonico sangimignanese essi si dovettero scontrare nel nuovo secolo con il consolidarsi dell’immagine di immutata città medievale a cui San Gimignano non era disposta a rinunciare e di cui la porta San Giovanni non poteva non far parte.
Il desiderio di eliminare quella mediocre chiesa fu raccolto nel nuovo secolo dal comitato nato per i festeggiamenti del secentenario della morte di Dante Alighieri, appoggiato dall’allora soprintendente all’arte medievale e moderna per le province di Siena e Grosseto, l’architetto Gino Chierici.
Nel 1921 la navata centrale della barocca chiesa della Madonna dei Lumi verrà demolita nel nome del ripristino della medievale porta San Giovanni.
Al termine del restauro condotto dall’architetto Chierici l’aspetto esterno della porta doveva coincidere con l’attuale, dove l’unica traccia della chiesa era, ed è, costituita dal campanile. Ben diverso era l’effetto all’interno della porta, in cui le due navate laterali, ancora decorate dagli stucchi settecenteschi, rimanevano come due ballatoi che si affacciavano sulla via San Giovanni. Soluzione che generò non poche polemiche e che perdurerà per un decennio, fino agli anni trenta del Novecento, in cui gli fu dato il suo attuale aspetto.

Fiammetta Giovetti, La costruzione del volto medievale di San Gimignano dal 1864 al 1940, Poggibonsi, Lalli editore, 2006.

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Torna indietro verso il centro e, guardando la Torre dei Cugnanesi, sali per Via della Costarella, che meraviglia! Troverai i miei luoghi, il Museo di San Gimignano 1300 ricorda la città ai miei tempi.

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Mantieni la sinistra, valica la porta che trovi sulla destra ed entra nel cortile del Palazzo Comunale dove sarai vicino alla “Sala di Dante” a me dedicata. Lì ho tenuto un’arringa per perorare la causa della lega guelfa dei comuni toscani. Se attraversi il cortile e prosegui a destra arrivi in Piazza Duomo; alza lo sguardo e dietro di te vedrai le tre grandi finestre della mia sala.

Sala di Dante / Cortile del Palazzo Comunale

La Sala di Dante si trova all’interno del Palazzo Comunale. È l’antica sala del consiglio, così chiamata per la visita di Dante nel 1300. Il Sommo Poeta venne a San Gimignano come ambasciatore della Repubblica fiorentina per perorare la causa della lega guelfa toscana alla presenza del Podestà e del consiglio generale.
La sala è affrescata con uno dei capolavori massimi dell’arte italiana, la Maestà di Lippo Memmi, realizzata nel 1317. Nell’affresco Maria è circondata da santi ed angeli e si intravede anche la figura del podestà di allora, Nello di Mino de’ Tolomei.

Il cortile del Palazzo Comunale fu costruito nel 1323. È decorato con stemmi affrescati o scolpiti ed ha al suo interno una cisterna risalente al 1361. Qui troviamo interessanti affreschi, uno raffigurante Sant’ Ivo mentre rende giustizia del Sodoma (1507), una Madonna con i santi del XIV secolo di un pittore della scuola senese, e l’affresco di Vincenzo Tamagni del XVI secolo dove è rappresentata la Giustizia che calpesta la menzogna. Dal cortile si accede ai musei e alla Torre Grossa.

https://www.museionline.info/tipologie-museo/palazzo-comunale-di-san-gimignano

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Ora non farti distrarre dalla vista delle Torri Gemelle e cerca l’Affresco dell’Annunciazione di Sebastiano Mainardi nella Loggia del Battistero nella Piazza Pecori.

Affresco della Loggia del Battistero

La Loggia del Battistero si trova a sinistra della Collegiata di San Gimignano.
È un loggiato del periodo romanico che nel 1632 fu trasformato nell’oratorio di San Giovanni e per questo fu chiuso. Vi fu alloggiato il fonte realizzato nel 1379 da Giovanni di Cecco, che sostituì il precedente di Nicoletto da Poggibonsi, risalente al 1200.
Oggi, dopo il lavoro di stonacatura delle arcate, è possibile vedere il loggiato da piazza Pecori ed ammirare l’affresco dell’Annunciazione realizzato da Sebastiano Mainardi nel 1482, importante pittore della bottega di Domenico Ghirlandaio.

https://www.lanostra.it/vacanze-cosa-visitare/piazza-pecori-o-propositura-a-san-gimignano/

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Sei quasi alla fine, da Via del Prunello arriverai nel Parco della Rocca. Fermati al museo della Vernaccia e fatti raccontare come nasce questo prezioso vino a me caro per poi salire sul torrino ed ammirare una vista a 360° sulla città e sui dintorni.

Parco della Rocca di Montestaffoli e torrino

La storia narra che la Rocca di Montestaffoli fu realizzata dai Fiorentini nel 1353 nel momento in cui San Gimignano si sottomise a Firenze. Era una fortezza che ospitava truppe per respingere e difendersi da eventuali attacchi provenienti da Siena o da possibili ribellioni createsi all’interno della città stessa. Si dice anche che fosse il luogo del castello del longobardo Astolfo, trasformato poi in Convento di Domenicani.
La pianta a forma pentagonale aveva una dimensione di 280 metri, erano presenti torrette ad ogni angolo ed aveva i collegamenti che la univano alle mura della città. La protezione all’accesso era data da un antiporto con cateratta ed un ponte levatoio.
Vale la pena salire sull’ unica torretta rimasta agibile per la straordinaria vista sulle torri della città ed un panorama a 360° della Valdelsa.

https://castellitoscani.com/san-gimignano-rocca-e-mura/

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 P.zza delle Erbe è l’ultima piazza che troverai prima di entrare in Via Diacceto. Percorri tutta la via e mantieni la sinistra dopo aver oltrepassato un piccolo arco. Troverai così l’ingresso per il “camminamento medioevale” detto anche “vicolo buio” che ti porterà al punto di partenza, Porta San Matteo.

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Piazza Duomo prima degli interventi dei primi del secolo; la facciata della chiesa era interamente coperta di decorazioni.

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Porta San Giovanni prima della demolizione della Chiesa della Madonna dei Lumi; la chiesa sovrastava l’accesso che era più basso.

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La statua di San Gimignano, originariamente posta sopra la Porta delle Fonti, è stata rimossa e collocata sull’arco tra il Palazzo Comunale e il Duomo